SINDROME DA DISFUNZIONE COGNITIVA

C’ è una crescente preoccupazione fra i proprietari, gli allevatori e i veterinari riguardante una malattia chiamata Sindrome da Disfunzione Cognitiva, che è una condizione per la quale le funzioni cognitive del cane si deteriorano progressivamente.

E' quindi una patologia che interessa la memoria, la percezione e la consapevolezza,proprio come succede con l’ Alzheimer negli esseri umani. I sintomi che si riscontrano sono infatti : disorientamento, perdita dei comportamenti abituali ( il cane non risponde al suo nome o non riconosce i famigliari ), cambiamenti nell’ interazione con i proprietari o con gli altri animali di casa, ansia, fobie, aggressività e diminuzione della capacità di apprendimento.

Bisogna fare molta attenzione alle condizioni fisiche del cane e a certi disturbi che possono portare a sintomi simili a quelli della SDCC ma che sono causati da altre patologie come cancro, infezioni, anemia, cecità, sordità, artrite. La maggior parte dei casi di SDCC non vengono diagnosticati  fino all’ undicesimo anno d’ età sebbene alcuni di essi cominciano ad avere i primi sintomi già verso i sette anni; maschi e femmine vengono colpiti in egual misura ma il più delle volte i proprietari non danno peso ai sintomi iniziali perché sono molto superficiali.

La diagnosi di SDCC può essere confermata da una risonanza magnetica e dall’ analisi di campioni di fluido cerebrospinale. Con la risonanza si noterà atrofia cerebrale e ispessimento delle meningi, dilatazione dei ventricoli cerebrali, gliosi e placche diffuse; in particolare sembra avere una rilevanza importante nello sviluppo della patologia l’ accumulo della proteina beta-amiloide nell’ ippocampo e nella corteccia frontale. E’ stato provato che la somministrazione della selegilina ha portato un miglioramento sul 75% dei cani trattati dopo 60 giorni con questo farmaco.

Oltre ai farmaci anche la dieta ha la sua importanza, infatti integrare la dieta del cane con antiossidanti e acidi grassi essenziali( omega 6 e omega 3 ) può avere un effetto positivo sui disturbi cognitivi del cane anziano. Un altro valido aiuto è dare la possibilità al cane affetto di interagire quotidianamente coi propri simili e con le persone attraverso il gioco.
Purtroppo le informazioni su questa patologia sono ancora insufficienti, soprattutto perché è spesso diagnosticata in concomitanza con altre malattie fisiche o comportamentali che hanno i medesimi sintomi.

In conclusione, i cambiamenti comportamentali e neuropatologici del cane anziano sono così simili a quelli degli esseri umani affetti da demenza, che numerosi ricercatori identificano nell'invecchiamento cerebrale del cane un utile modello naturale per lo studio di quello umano.

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