LA STORIA SCRITTA DELLO SHIBA

I primi documenti scritti riguardanti piccoli cani somiglianti allo shiba compaiono nei libri risalenti al periodo Heian (800-1200 a.D.).I samurai vivevano il periodo dello shogun Kamakura (1190-1603) e l’ uso di cani e falchi per cacciare era molto popolare; nel periodo Edo ( 1603-1866 ) vennero scritti molto libri sui cani da caccia. Questi libri parlavano di piccoli cani simili allo shiba chiamati “taka inu”( cani falco )usati per cacciare piccoli animali ed uccelli.

Ci sono anche testimonianze di shika inu (cani daino) cani di media taglia usati per cacciare animali più grandi come daini e cinghiali e vi sono perfino alcune indicazioni di selezione e allevamento pianificati.
Furono le famiglie dei samurai a scrivere questi libri, poiché avevano il compito di allevare buoni cani da caccia per lo shogun, libri che erano tenuti gelosamente custoditi e mai pubblicati; su questi testi erano descritte le caratteristiche fisiche e le attitudini caratteriali dei cani, si può affermare che fossero dei veri e propri standard di razza.

Uno di questi libri, scritto nel 1620, spiega come la “ sashi-o ”( coda a falce ) nei cani piccoli dal pelo corto e il muso robusto rende i cani migliori e più facilmente addestrabili alla caccia; aggiunge inoltre che i cani col muso lungo tendono ad avere un temperamento più ruvido, scorbutico. Il clan Kakata possedeva numerosi libri, scritti da intere generazioni, molto dettagliati sulle caratteristiche dei cani da caccia; in un altro testo scritto nel 1796 si ritiene addirittura che i cani col manto giallo siano cacciatori migliori. Si potrebbe dedurre che il colore “ giallo ” fosse lo stesso del fogliame caduto a terra.

Nel 1687 il 5° shogun Tsunayoshi emanò un decreto per proteggere gli animali e soprattutto i cani da maltrattamenti, questa legge fu talmente presa in considerazione da arrivare a prevedere la pena capitale per chi uccideva un cane. Influenzati dagli insegnamenti del buddismo si finì per proibire l’ allevamento di uccelli e pesci ai fini del consumo umano. Fu così che questo shogun venne soprannominato “ lo shogun innamorato dei cani ”. Questo e molti racconti scritti nel periodo Edo su storie di cani e uomini fanno capire quanto questi animali fossero a quei tempi parte integrante della vita dei giapponesi.

Dopo la caduta dello shogun Tokugawa nel 1866, una nuova era iniziò in Giappone, che portò alla modernizzazione del paese e che comportò l’entrata dell’occidente nella vita dei giapponesi, fra i “prodotti” arrivati furono inclusi i cani dall’ Europa e da altre parti del mondo. I cani provenienti dall’ occidente venivano chiamati “ kara-inu ”e arrivarono dalla Cina e del Taiwan come cani da compagnia nei periodi Nara e Heian (700 a.D. – 1200 a.D.) ma erano un piccolo numero e non ebbero nessuna influenza particolare sulle razze native.

I cani da caccia occidentali che invece stravolsero le razze indigene furono importati dai commercianti olandesi nel 18° secolo. Fu dopo il periodo conosciuto come “ Rinnovamento Meiji ”(del regno illuminato-1867) che i cani occidentali furono importati in gran numero, tanto che, entro un piccolo periodo durato meno di 50 anni, i cani indigeni si incrociarono sempre più spesso coi cani occidentali importati e divenne quasi impossibile trovare cani nativi all’inizio degli anni 20 del ‘900.
Fu alla luce di questi fatti che il Dr. Saito e altri appassionati decisero di preservare le razze giapponesi native che rischiavano l’estinzione.

( tratto da “ A journey beyond shiba II " )