CANIS FAMILIARIS JAPONICUS IL CANE GIAPPONESE

Se lo Jamainu o lupo giapponese non era veramente un lupo, allora non poteva che essere un cane: canis familiaris japonicus o Nippon’Inu ,come lo chiamano i giapponesi. Siebold fu comunque il primo a descriverlo, è quindi interessante dare un’ occhiata alla descrizione fatta sul suo trattato “ Fauna Japonica ”.
Siebold menzionò il cane giapponese nella sezione “ Cani ”  e fece tre distinzioni:

Segugi: kari inu detto anche no-inu

Cani di strada: bawa-inu ,o anche detti Kai-inu e Muku-inu. Come spiega Siebold questi “ cani di strada ”erano incroci fra cani provenienti dalla Cina, dall’ India e anche dall’ Europa e cani nativi del posto. Siebold non specifica la taglia ne dei segugi ne dei cani di strada.

Cani domestici: Makuratsin (cani da compagnia), Suikentsin e Sjok ken (cani che venivano allevati per esser mangiati); il Tchin fu invece importato dai portoghesi dalla Cina.

Siebold menziona anche l’ Ookami, che si pensa derivasse da incroci fra cani e lupi jamainu. Questo animale viene descritto come  un abile combattente sia sul terreno che in acqua, ma sfortunatamente le differenze fra l’ ookami e il jamainu non vengono spiegate oltre. Siebold si limita a dire che l’ookami era ritenuto ottimo da mangiare mentre la carne di jamainu era considerata poco salutare.
Mentre Siebold si ferma alla sola descrizione prettamente fisica dello jamainu, nella sua analisi dei cani giapponesi studierà anche come vivevano e qual era la loro storia; lui sospettava che il cane da caccia fosse un discendente dei cani che accompagnavano i cacciatori e i pescatori durante le loro battute lungo tutto il paese. Al contrario, i cani di strada sono descritti come ibridi di cani da caccia che vivevano nelle città e nei villaggi delle zone costiere, erano semiselvaggi ma comunque vicini all’uomo.
Infine c’erano i cani domestici, considerati da Siebold poco importanti e quindi nemmeno degni di una nota; bisogna specificare che comunque Siebold  non dimostrava di apprezzare molto i cani giapponesi e vedeva i cani di strada e quelli domestici come bastardi, anzi pensava che stessero inficiando la razza dei cani da caccia.

Durante la ricerca degli antenati del moderno shiba inu, anche la natura del Canis Familiaris Japonicus è stata messa spesso in discussione, ma nel suo importante libro “ The complete shiba inu ” Maureen Atkinson si rivolge ai ricercatori giapponesi parlando del canis familiaris japonicus come  un ” purosangue ” e lo ritiene il vero progenitore del moderno shiba inu.

Basandosi sulle descrizioni di Siebold, invece, Temminck e Schlegel ( altri due zoologi importanti ) ritengono che il canis familiaris japonicus non fosse una razza specifica, ne tantomeno una razza “ purosangue ”. La cosa più interessante delle descrizioni di Siebold non sono tanto i toni dispregiativi che usò per caratterizzare  i cani giapponesi, bensì il quadro che dipinse del loro stile di vita. Egli  diede molta importanza ai cani di strada, bawa-inu e muku-inu, che vivevano soprattutto nei quartieri urbani dove formavano una sorta di famiglia coi residenti: essi  non avevano un padrone, bensì appartenevano a tutti.

Uno dei loro compiti era fare la guardia durante la notte ed erano benvoluti perchè liberavano le strade dai rifiuti; i cani erano comunque solo parzialmente addomesticati e restavano quindi animali molto indipendenti, infatti a volte diventavano fastidiosi perchè finivano per attaccare e cacciare polli maiali e capre.

Questa immagine del cane giapponese corrisponde molto  alla descrizione fatta da Alfred Brehm nel suo “ Animal Lives of dogs from the streets of Cairo and Constantinople “: il famoso naturalista vide questo tipo di cani nel 1847 durante il suo viaggio in Egitto e Medio Oriente.Venti anni dopo il soggiorno di Siebold in Giappone, ma mentre Siebold chiama i cani di strada poveri mendicanti, Brehm chiama i suoi con un termine più musicale:  “ pariah dog ”.