LO SHIBA INU E IL GIARDINO

Da sempre sento e leggo su internet l’affermazione “Ho un problema: vorrei un cane ma non posso tenerlo perché non ho un giardino”, oppure “I cani che vivono in casa stanno male, perché devono avere un giardino e stare all’ aria aperta”.
Sono ragionamenti che hanno radici antiche e risalgono al tempo in cui si ignorava l’importanza della componente sociale nella vita di un cane, si pensava che il cane avesse soprattutto bisogno di vivere all’ aperto, per il semplice fatto che è un animale. Ma è un modo di vedere piuttosto semplicistico.
Alla luce di ciò che sappiamo ora sulle origini, i comportamenti e le abitudini dei cani domestici, il giardino invece è diventato semplicemente un optional perché un cane viva serenamente, fatta forse eccezione per razze particolarmente rustiche (come il pastore del caucaso o il maremmano per esempio) che per attitudini e selezione hanno bisogno di avere un minimo di “territorio” in cui vivere.
Questa convinzione però è talmente radicata nelle persone che ancora oggi quando dici “I miei cani vivono in casa o per lo più in casa” l’interlocutore ti guarda malissimo, come se avessi detto “I miei cani vengono torturati tutti i giorni” e spesso ti critica, perché “ I cani sono animali e gli animali devono stare fuori”.
Nel pensiero dei più infatti il giardino è visto come il luogo migliore dove il cane possa soddisfare i suoi bisogni: da quelli puramente “organici” a quelli psicofisici, cosa assolutamente inesatta.
Il cane, non mi stancherò mai di ripeterlo, è prima di tutto un animale sociale,  che ha come bisogno primario dopo quelli legati alla pura sopravvivenza, quello di condividere coi propri simili e/o con l’ uomo, le sue giornate, se il cane non può vivere nel suo gruppo sociale, sarà sempre un “animale a metà”: un animale che non vede appagata la sua costante necessità di partecipare alla vita quotidiana dei suoi compagni di vita, di potersi confrontare con essi, di venire stimolato mentalmente nelle situazioni più disparate.
Il cane tenuto solo in giardino si sentirà infatti sempre escluso e questo è uno dei torti più gravi che possiamo fargli. Il cane che ha ANCHE il giardino, avrà sicuramente più occasioni di prendere una boccata d’aria e controllare cosa succede fuori, prendere il sole o rincorrere le lucertole, quindi di rendere le giornate meno noiose.
Quando poi sento dire “Il mio cane non esce perché tanto ha un giardino” mi vengono i brividi! Il giardino dopo qualche giorno che il cane è arrivato a casa, diventa un posto conosciuto, quindi privo di interesse. Funge un po’ come la nostra pausa caffè quando siamo al lavoro, utile per staccare sicuramente, ma sicuramente troppo breve e troppo monotona per rilassarci o svagarci davvero.
Per questo a chi mi contatta per avere informazioni sulle necessità di uno shiba inu non manco mai di scrivere “Ricordati di portarlo a spasso anche se hai un giardino o un cortile”! Nessun cane deve vivere tutta la vita in casa, sia chiaro, ma nessun cane deve accontentarsi del giardino!
Solo le uscite, come spiego nell’ articolo dedicato a “passeggiate e bisogni” daranno al cane la possibilità di uscire dalla routine quotidiana, socializzare (incontrando magari un loro simile, incrociando persone diverse da quelle di famiglia, esplorando luoghi diversi) sporcare (quindi far esprimere il cane con i suoi comportamenti naturali: annusare e marcare, importantissimi per un suo corretto sviluppo psicologico) e non meno importante, fare esercizio fisico regolare.
Perché anche se noi ci illudiamo che basti, in giardino il cane non si muove: fa brevi corse se ci giochiamo con lui o ha un suo simile con cui farlo, ma questo non ha niente a che vedere con l’attività fisica, mentre una bella passeggiata di almeno una mezz’ora permette al cane di tenere allenati i muscoli. Se poi abbiamo l’occasione di liberarlo in uno spazio sicuro, farlo correre a perdifiato sarà un valore aggiunto all’uscita.
Teniamo inoltre sempre ben presente che il cane è un animale a percezione prevalentemente olfattiva: il suo mondo è fatto di migliaia di odori, vecchi e nuovi, e un cane che non ha la possibilità di annusare sarà un cane infelice.
Se a questo aggiungiamo che, nello specifico, lo shiba è un cane da caccia, come possiamo pensare di impedirgli di sfogare questa sua naturale attitudine ad intercettare e seguire tracce?
Anche per questo le uscite vanno viste nell’ ottica di momenti esclusivamente creati PER il nostro cane, se per uscite intendiamo andare cinque minuti sotto casa per la pipì e rientrare, abbiamo sbagliato di nuovo tutto. Le uscite devono essere abbastanza lunghe e possibilmente, va cambiato il tragitto ogni tanto, se pensiamo di uscire guardando l’orologio perché abbiamo fretta e abbiamo altre 1000 cose da sbrigare, è tutto inutile. E’ il momento in cui il nostro cane fa il cane, non possiamo fargli fretta: se si ferma ad annusare una foglia per 2 minuti, lasciamolo fare, se ad ogni angolo deve marcare, lasciamolo fare.
E’ la sua uscita, quindi lasciamo che sia lui a gestirla! Mi viene da ridere (anche se ci sarebbe da piangere) quando sento dire “Il mio cane esce 3 volte al giorno” e poi scopri che arriva al palo della luce dietro l’angolo, sporca, ed è costretto a rientrare. Uscite del genere sono inutili, tanto vale che resti in giardino.
Fateci caso: quali sono i giardini più “brutti” ? Quelli dove ci vivono costantemente i cani. Per quale motivo?
Perché il cane si annoia, e quando un cane si annoia cosa c’è di meglio che non scavare tunnel, strappare piante, marcare su vasi e cancelli? E questo è solo l’inizio di una serie di problemi legati alla costrizione in giardino: la noia fa abbaiare i cani (quali sono i cani più rumorosi? Quelli che non escono mai, ne da casa ne dal giardino) e li fa diventare territoriali in maniera eccessiva. Fino al punto di non capire più quando devono avvisare con l’abbaio e quando devono smettere.
Pur di far qualcosa, abbaiano, e visto che in quel piccolo territorio, diventato il loro regno, ci stanno troppo finiscono per difenderlo in modo ossessivo, quindi sbagliato. Nei casi molto gravi il cane è talmente annoiato che dorme per ore e ore, diventa apatico, poco reattivo a qualsiasi stimolo oppure inizia a sfogare le energie represse con comportamenti stereotipati: fa sempre il solito identico giro intorno a se stesso, cammina continuamente avanti e indietro, si rincorre la coda, oppure inizia a procurarsi ferite da leccamento alla coda e alle zampe. Addirittura questo stress può sfociare in disturbi dell’alimentazione, come la bulimia, in fobie senza un motivo apparente, attacchi di ansia.
Tutti segnali chiarissimi di una grossa mancanza di stimoli nella vita dell‘animale.
Lo shiba, che non fa eccezione, è inoltre una razza che ha soprattutto da giovane, tantissimo bisogno di sfogarsi, quando in inverno piove per diversi giorni, la mia shiba più piccola comincia davvero a dare sui nervi: distrugge le cose, rosicchia tutto ciò che è a portata di bocca, esce in giardino e scava buche. E non ci sono esercizi e giochini che riescano a tranquillizzarla. Quando poi ricominciamo con le uscite tutto rientra nella “normalità”. La nostra abilità è anche quella di capire quanta attività deve fare il nostro cane: ogni cane è un individuo a parte e al di là della razza, ha necessità particolari. Se ad uno shiba come Yuna le tre uscite bastano per farla sentire appagata, sebbene comunque sia sempre contenta di fare esercizio fisico extra quando capita ad un altro possono sembrare poche e ce ne accorgiamo dai danni che fanno nei luoghi dove vivono.
Per questo in generale storco il naso quando qualcuno che ha una vita lavorativa e famigliare impegnativa, si prende un cane: se lavori dalle 8 alle 18 senza poter rientrare a casa per passare un’oretta col cane, lascia perdere, prenditi un gatto. Se non sei disposto ad alzarti prima la mattina per ritagliare 20 -30 minuti da dedicare alla prima passeggiata del cane, evita di prenderlo. Se nel pomeriggio non puoi trasformare quei 20 minuti in un 60, di nuovo, lascia perdere.
E’ vero che il cane è un animale molto abitudinario, che ama la routine ma anche questa va “dosata”, nessun essere vivente dotato di un’intelligenza così recettiva si merita di vivere in una prigione, anche se questa prigione è dotata di tutti i comfort: cuccia coinbentata, morbide copertine, giochini diversi, ciotole sempre piene, coccole. Quando qualcuno dice che il suo cane è tenuto come un figlio, non gli manca niente, ha il cibo più esclusivo, cure veterinarie appropriate, giochini nuovi tutti i mesi, dorme sul divano e quando compie gli anni ha anche la torta e alla domanda “Quante volte esce” viene risposto che non esce mai perché ha un giardino grande, sappiate che siete di fronte all’ ennesimo proprietario che i cani non li conosce, quindi non li rispetta.
Per finire, aggiungo un pensiero dell’etologo E. Trumler, il quale nel libro “ A tu per tu con il cane” (1971) sottolinea l’importanza che riveste la socialità nella vita dei nostri cani:
Spero di essere riuscito a spiegare quanto sia sensibile la struttura psichica del cane e come sia facile distruggere molto, o anche tutto, se non si tiene sempre conto che il cane è un animale estremamente sociale, al punto che il minimo disturbo o impedimento del suo innato bisogno di un rapporto interpersonale può provocargli turbe psichiche. Per alcuni aspetti è molto più sviluppato dell’ uomo, oltre che molto più differenziato. In particolare, ciò che gli manca è un cervello così evoluto da poter intuire e dominare, come fa l’uomo, i conflitti con la società cui appartiene.
Ed è per questo che ne viene maggiormente travolto. “