LA DOMINANZA

AIUTO! IL MIO SHIBA E’ DOMINANTE!

Mi capita spesso di sentire questa frase sui social e nei gruppi che trattano l’argomento cani, moltissimi proprietari danno questa spiegazione al carattere e alla personalità del loro cane, in questo caso, del loro shiba.
La fantomatica “dominanza” è un argomento tornato alla ribalta negli ultimi anni fra educatori ed esperti a causa soprattutto di un famoso programma televisivo dove un “sussurratore” rieduca i cani basando tutte le sue teorie su questa parola.
Ormai siamo abituati a usare a sproposito questo termine ogni qual volta il cane compia un gesto di ribellione contro un membro della famiglia o si azzuffi con suo simile, sembra quasi che sia una scusante e per molti proprietari di shiba, lo è diventata, nel senso che a volte non si dà importanza a certi campanelli d’ allarme che il nostro shiba manda, concludendo semplicemente con frasi come “pazienza, è uno shiba, quindi è dominante , non ci si può far nulla!” Ma quando si parla di atteggiamenti palesemente aggressivi, non ci sono scusanti! Bisogna fermarsi e cominciare a pensare al perché il nostro cane è arrivato a quel punto.
Sappiamo tutti che è una razza complessa, che per la sua storia di cane primitivo, quindi molto più vicino al canide selvatico rispetto alle razze più recenti (e di conseguenza maggiormente manipolate dall’ uomo) spesso fatica a convivere in contesti domestici con i propri simili anche se ci siamo impegnati molto nella socializzazione ed il distacco dalla madre è avvenuto nelle tempistiche giuste. Ma resta comunque un cane anche lui e come tale va trattato.
Ma innanzitutto, cosa è la dominanza?
Secondo un famoso etologo ed esperto di comportamento canino , Roger Abrantes , la dominanza è “ una pulsione diretta all’eliminazione della competizione fra ” CONSIMILI; ho voluto scrivere consimili in maiuscolo per sottolineare una realtà palese: uomini e cani non sono consimili!  Già questo ci deve far riflettere!
La dominanza quindi non si può riferire al rapporto cane-uomo, perché il cane non crede di essere una persona ma sa benissimo di essere un cane! Piuttosto si può ragionare in termini di cani e lupi, dato che quest’ ultimo si sa, è l’antenato del cane. Ma anche in questo contesto vanno sottolineati dei concetti: nella struttura gerarchica del lupo la dominanza serve alla sopravvivenza del branco, ovvero serve a preservare il branco da individui che per il loro comportamento, lo mettono a rischio. Nel branco di lupi tutti i membri collaborano per poter andare avanti (nutrirsi e riprodursi) chi non lo fa, viene “messo in discussione” attraverso una serie di comportamenti ritualizzati e se risulta inutile alla sopravvivenza, viene cacciato o peggio, ucciso.
Ma dato che fra lupo e cane ci sono decine di migliaia di anni di evoluzione, non possiamo più pensare che il cane sia un lupo travestito: il cane ha assunto nel corso del suo “viaggio” accanto all’ uomo, (che tra l’altro ha costantemente manipolato il suo essere creando decine di razze differenti, ingarbugliando così ulteriormente la faccenda) comportamenti più tipici di altri canidi sociali, che non comprendono né la dominanza né la figura del “capobranco” (altra parola cara ai sussurratori).
Il cane moderno grazie alla domesticazione ha perso la capacità di uccidere la preda (tranne per alcun razze come levrieri e nordici, che hanno conservato la sequenza finale della caccia, ovvero l’uccisione del selvatico): il cane moderno che vive in casa con noi dipende da noi in tutto, e soprattutto nelle due cose più importanti, cibo e riproduzione. Per questo le regole del branco, che sarebbe più corretto chiamare “gruppo sociale” in quanto appunto comprende due specie differenti, sono sicuramente state modificate.
Il cane domestico però ha comunque mantenuto l’aggressività (nei branchi resta una risorsa per la sopravvivenza) che può manifestare sia in famiglia, quindi verso gli esseri umani anche conosciuti, sia verso i proprio simili, è qui che nasce il qui pro quo: il cane è aggressivo perché è dominante!
Questo equivoco ha radici molto lontane nel tempo (anni ’40) quando furono studiati dallo zoologo Schenkel dei lupi in cattività, quindi lupi estranei fra di loro che non si comportavano nel modo “naturale” poiché costretti dall’uomo a vivere insieme in uno spazio ristretto e che usavano continuamente l’ aggressività per poter stabilire un minimo di gerarchia all’ interno di un branco “inventato” letteralmente dall’ uomo. Dai risultati di questa ricerca si iniziarono a imbastire le prime teorie della dominanza, peccato fossero falsati poiché il comportamento di questi lupi fu semplicemente il risultato di un adattamento ambientale forzato.
Fortunatamente studi più recenti misero in luce gli errori di quelle ricerche e delle teorie che ne furono ricavate, grazie allo studio di lupi allo stato selvatico nel loro ambiente naturale, ma chissà perché ancora oggi esiste una grossa fetta di educatori ed esperti o presunti tali che crede ancora alla suggestiva figura del “capobranco che deve dominare”. Il cane non ci vuole dominare almeno che non soffra di qualche patologia comportamentale. Il più delle volte diventa aggressivo per paura, perché lo abbiamo reso noi, con una educazione sbagliata, un cane ansioso e insicuro e quindi ha instaurato con noi un rapporto difficile.
E’ stato provato che il cane, grazie al doppio imprintig, spesso preferisce il rapporto col proprio padrone al rapporto con un suo simile, quindi già questo ci fa comprendere come non abbia alcun motivo per voler essere il nostro “capobranco”. Questo succede proprio perché il cane moderno il più delle volte viene cresciuto in un gruppo formato da persone, non da altri cani, quindi mancando il nucleo famigliare (inteso come gruppo di individui della stessa specie) mancano i presupposti perché ci sia dominanza. Nei rari gruppi numerosi di cani randagi che si sono studiati (N.d.R.: vedi la ricerca del dr. Bonanni fatta in Italia) si è comunque notato che il capobranco è una figura mutevole, sono più cani che si avvicendano (maschi o femmine, grandi o piccoli) a seconda delle situazioni e che la struttura dei branchi di cani non è piramidale. La prima cosa che si è notato, infatti, è che i branchi di cani non hanno la famosa coppia “alfa” che ha il privilegio di riprodursi: un cane maschio libero di agire si accoppia con tutte le femmine in estro e spesso la femmina si fa fecondare da più maschi.
Ma allora che nome dobbiamo dare a quell’atteggiamento che molti definiscono “dominanza”?
Solitamente si tratta di competitività, semplicemente il cane compete per ottenere o mantenere le risorse che gli abbiamo concesso e usa l’aggressività per comunicarcelo; il classico esempio è quello del cane sul divano (personalmente l’ho visto coi miei occhi col cane che avevo da ragazzine) : un cane a cui abbiamo dato sempre il permesso di dormire quando vuole sul divano, nel momento in cui glielo impediamo, attua una serie di comportamenti per difendere questo diritto (ringhia e a volte tenta perfino di mordere ). Per questo dobbiamo stare molto attenti a come gestiamo queste risorse e alle regole che imponiamo al cane fin dal suo primo giorno in famiglia.
Stessa cosa succede quando arriva il secondo cane in casa, situazione in cui sto vivendo io da qualche tempo, spesso il primo cane entra in competizione col nuovo arrivato per le attenzioni del padrone, per il territorio, per gli oggetti, i due animali iniziano quindi ad attuare una serie di atteggiamenti per ristabilire continuamente l’equilibrio, che è la cosa che i cani vogliono di più. I cani non amano farsi la guerra per la ciotola e per evitarla innescano tutta una serie di gesti rituali, se l’uomo interviene troppo durante queste “finte” lotte (ringhiare, mostrare i denti, “schienarsi a vicenda” etc) non dà ai cani la possibilità di chiarirsi.
Se i due cani arrivano davvero a farsi male, cosa che avviene spesso con le femmine, allora significa che c’è stato un errore fondamentale nella crescita dei due o di uno solo, qualcosa che è sfuggito al proprietario, qualche superficialità fatta nell’inserimento del secondo cane magari, che ha portato alla zuffa vera e propria. Questo errore può avere le origini più disparate, addirittura a volte dipende dal fatto che i due cani in questione appartengono a due razze diverse, poiché si è notato che ci sono caratteristiche morfologiche “create” dall’ uomo in alcune tipologie di cani che hanno modificato la loro capacità di comunicazione.


LA MIA ESPERIENZA AL RIGUARDO: la convivenza di due shiba femmine.

Personalmente per ora sono riuscita con successo a far convivere due shiba femmine: una delle due, Yuna (quasi 5 anni) è sterilizzata e ho letto che la sterilizzazione, modificando la produzione di estrogeni, che hanno effetti calmanti, può portare ad un aumento di comportamenti aggressivi incontrollati,  fortunatamente non ho notato in lei atteggiamenti “pericolosi”, si sa far valere ma è sempre stata anche molto accomodante e comprensiva nei confronti di Akiko (ora 15 mesi) la quale da parte sua è sempre apparsa una cagnolina dolcissima, che dimostrava di  aver capito immediatamente il suo ruolo in famiglia. A volte anche lei ha mostrato i denti e tentato la ribellione, ma Yuna l’ha sempre rimessa al suo posto e l’altra, a sua volta, non ha insistito ed  “è rientrata subito nei ranghi”.
Insomma raramente è capitato di sentire strillare Akiko durante uno dei loro “contrasti”: in quel frangente Yuna ha mantenuto il controllo e non ci sono mai stati morsi veri, ma solo un po’ di scena, d’altronde si sa lo shiba è un attore nato! A volte quando le sento “discutere”, sembra davvero che stiano per darsele di santa ragione, ma è tutto molto molto ritualizzato e scenografico, per altro i cani come lo shiba hanno dei gesti rituali molto chiari e marcati, spesso addirittura esasperati.
Questo fino a pochi mesi fa, finchè Akiko forse perché entrata nella fase delicata dell’adolescenza, ha iniziato a ribellarsi. Abbiamo
quindi assistito recentemente a qualche episodio di litigio più agguerrito: una volta si sono azzuffate per un osso, per esempio, in un altro paio di occasioni per altri motivi, fatto sta che ci siamo ritrovati a doverle separare perché abbiamo temuto che andassero oltre le ritualizzazioni. Non ci sono stati danni fisici ma mi sono poi chiesta se fosse davvero il caso di intervenire. Girando la domanda ad un educatore mi è stato suggerito di starne fuori il più possibile perché sono loro che devono risolvere la questione, naturalmente dobbiamo però sempre tenerle d’occhio in questi frangenti per evitare che la situazione degeneri e si facciano male.

L'ARRIVO DEL MASCHIO E DELLA TERZA FEMMINA

Sempre riguardo alla mia esperienza, l’arrivo del nostro maschio, Maru, ha inizialmente sconvolto un po’ gli equilibri fra le due femmine, Akiko ha fatto amicizia con lui fin dal primo giorno del suo arrivo, Yuna da sempre la più restìa ai cambiamenti e alla convivenza con altri cani, ci ha ha impiegato più tempo ad accoglierlo, comunque sia entrambe ora convivono pacificamente con lui che, a 11 mesi (quindi ancora in fase di sviluppo psico-fisico) si dimostra essere un cane docile e ben disposto.

Junmei infine, femminuccia arrivata a circa 80 giorni di vita, ci ha di nuovo messo alla prova con le due femmine, che si sono dimostrate fin dall’ inizio poco collaborative e diffidenti, a distanza di un mese dall’ arrivo della piccola le cose vanno via via migliorando e le due adulte stanno imparando, gradualmente, ad accettare la nuova arrivata, quando Maru invece l’accolta felice fin dal primo istante.


Per concludere credo che chiunque decida di prendere un secondo cane debba farlo con molta attenzione: innanzitutto per prenderlo si rivolga ad una persona affidabile, che segua alla perfezione le tempistiche di imprintig e distacco materno e che tenga i cuccioli in un ambiente adeguato, dato che il grosso dei problemi comportamentali dei cani nasce proprio da come e dove li hanno tenuti nei primi due mesi di vita.

E per finire: se il vostro cane tende a mettersi a pancia all’ aria e mostrare il ventre ad altri cani, non significa che sia un debole, come spesso ho letto affermare su internet da padroni convinti di avere un cane senza carattere, più facilmente è un cane molto intelligente, che ha imparato molto meglio degli altri ad usare il linguaggio del corpo (si stimano in 200 le azioni appartenenti al linguaggio sociale canino, alcune razze a causa dell’aspetto fisico ne sanno però usare di meno) per evitare inutili conflitti. Come un bravo oratore che seda un litigio con le parole invece che con le botte.

Per approfondimenti:

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